L’aria di Ravenna a luglio sembrava cemento armato caldo.
Marta fissava il suo caffè freddo con gli occhi cerchiati di chi ha passato la notte in bianco a combattere contro un lenzuolo assassino.
Le macchie scure sotto gli occhi le arrivavano quasi agli zigomi, testimonianza spietata di una dolorosa insonnia estiva.

Dall'altra parte del tavolo, Giulia sembrava invece miracolosamente uscita da una pubblicità dello shampoo, fresca, rilassata e persino sorridente.
Sistemandosi un ciuffo di capelli perfetto, guardò l'amica e sganciò la bomba.
— Ma lo sai che stanotte ho avuto una visione?
Marta emise un grugnito sommesso direttamente dal fondo della tazza.
— Ti prego, dimmi che c'entravano dei cocktail ghiacciati e non il solito incubo della scadenza in ufficio.
— Molto meglio, amica mia — ridacchiò Giulia.
— Sono crollata in un sonno profondo, di quelli rigeneranti che ti fanno svegliare la mattina sentendoti nuova di zecca.
Marta sbatté le palpebre e strinse la tazza come se fosse un'arma di difesa.
— Sputa il rospo, perché con questo stress da caldo l'unica cosa che ho fatto io stanotte è stata una mossa di wrestling con il cuscino.
Giulia la osservò con un sorriso misto a pietà.
— Scommetto che il tuo caro maritino ha dato il suo nobile contributo, vero?
— Ti ha lasciato almeno un centimetro di spazio o ha occupato tutto il letto con la sua solita tecnica del polpo spiaggiato?
La domanda scatenò un incendio immediato.
Tutta la rabbia accumulata nelle ultime ventiquattr'ore riaffiorò prepotentemente nello stomaco di Marta.
— Guarda, se non fosse che c'è di mezzo il matrimonio, lo avrei già spedito a dormire in macchina.
— Anzi, no, la sua vecchia auto rugginosa in garage mi fa salire il nervoso solo a guardarla.
— Ha le gomme talmente lisce che sembrano saponette, ma lui niente, si ostina a volerla 'riparare' invece di rottamarla una volta per tutte.
— Vederla lì a prendere polvere mi fa salire i nervi a mille.
Giulia scosse la testa, assolutamente solidale.
— Ti capisco, ma ti assicuro che non batte il mio vicino con quell'Harley che sembra voler decollare ogni volta che la accende.
— È un vero incubo acustico, le pareti tremano a ogni colpo di gas proprio quando cerco un briciolo di relax.
— E vogliamo parlare di quando finalmente entri in casa? — sbuffò Marta, stringendo i pugni.
— Trovi il caos totale.
— Il cane mi fissa con gli occhi da Pro Loco come se non mangiasse da un mese, la polvere si moltiplica per mitosi sui mobili e la montagna di panni da stirare mi lancia occhiate minacciose dalla sedia.
— In momenti del genere il mio corpo diventa un unico nodo di rabbia.
— Il calore non resta fuori dalle finestre, si infila dritto dentro i muscoli e ti lascia sempre in allerta.
Giulia giocherellò con il cucchiaino, sorridendo sorniona.
— E scommetto che qualche saggia collega ti ha pure detto la classica frase: 'prova con la meditazione, basta un quarto d'ora'.

Marta scoppiò in una risata decisamente isterica.
— Ma quale quarto d'ora?
— In quel quarto d'ora trovavo solo il tempo di sentirmi in colpa perché non avevo ancora passato l'aspirapolvere.
— Appena chiudo gli occhi la mente corre alle bollette e al disordine domestico.
— È esattamente come quando ho deciso di fare ginnastica da sola in salotto.
— I primi due giorni mi credevo un’atleta olimpica.
— Dal terzo giorno?
— Il nulla cosmico.
— Ormai la mia cyclette è diventata un costosissimo appendiabiti per le camicie stropicciate di mio marito.
Giulia allora si sporse in avanti sul tavolo, abbassando la voce con assoluta complicità.
— Ecco perché devi capire che l'unico modo per sopravvivere è creare un tempo blindato.
— Un impegno sacro, preso fuori dalle mura di casa, da cui non puoi scappare a metà per andare a pulire.
— Funziona esattamente come la palestra: una volta che sei lì, ti obblighi a fare il lavoro.
— Per questo ieri ho spento il telefono e mi sono rifugiata da Lek per un massaggio relax a Ravenna.
Marta sollevò un sopracciglio, visibilmente scettica.
— Scusa, ma un massaggio con olio in piena estate?
— Non si rischia di morire di caldo e sciogliersi completamente sul lettino?
— Ma assolutamente no, non è mica uno di quei trattamenti pesanti che ti fanno sudare.
— È stato un vero e proprio abbraccio di sollievo.
— L'olio fresco scivola sulla pelle, cancella la pesantezza accumulata in ore di scrivania e, come per incanto, abbassa la temperatura interna del corpo.
— Ti trasforma da pentola a pressione pronta a esplodere in una persona completamente imperturbabile.
— Ti giuro che ieri sera il vicino con l'Harley poteva pure fare i cerchi nel mio giardino e io non me ne sarei accorta.
— Mi sono sciolta come neve al sole e ho fatto un meraviglioso sonno da bambina.
Marta rimase in silenzio a contemplare il viso rilassato dell'amica.
L'idea di dormire finalmente qualche ora filata senza combattere con le lenzuola le sembrava un paradiso irraggiungibile.
Capì che il segreto per superare luglio non era il condizionatore sparato al massimo, ma regalare una vera tregua al proprio corpo.
Tirò fuori il telefono dalla borsa con una determinazione che non sentiva da settimane e cercò il contatto dello studio.

— Ok, mi hai convinta, chiamo subito Lek.
— Un sonno del genere salverà le mie energie e, molto probabilmente, anche la vita di mio marito, con il suo catorcio di ruggine.
Giulia le fece l'occhiolino, finendo il suo caffè con la certezza del dovere compiuto.
— Ecco, questo è il vero beneficio collaterale del trattamento.
— Il modo migliore per dire basta alla stanchezza e ricominciare finalmente a respirare.









